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24. September 2017.

L’estate in Medio Oriente: Israele e Giordania (1)

Ciao a tutti!

Oggi vorrei raccontarvi del mio ultimo viaggio – avvenuto poche settimane fa, quando come tutti bravi impiegati italiani ho avuto 2 settimane di meritato riposo. A differenza dalla maggior parte della gente, io e il mio ragazzo quest’anno abbiamo deciso di “sbatterci” un pochino di più rispetto a come si fa di solito ad agosto, e invece di passare tutto il tempo sdraiati nella spiaggia di qualche albergo figo, siamo andati a visitare due paesi del Medio Oriente: Israele e Giordania.

Forse vi state chiedendo come sia possibile arrivare a quest’idea? In realtà è facile. Si tratta dei due paesi minuscoli la cui storia e natura vi fanno rimanere a bocca aperta. Pensando ora al nostro viaggio, mi sembra che la parola giusta per descriverlo non sia affatto “viaggio”, ma forse meglio sarebbe chiamarla “missione”. Ecco, la nostra missione ci ha portato in 10 posti diversi dove abbiamo imparato molto della storia e della religione, del passato e del futuro.

Vi potreste anche chiedere come mai non avessimo paura di andare in Israele e Giordania? Anche qua la risposta è facile. Abbiamo cercato di documentarci il meglio possibile su tutti i posti che volevamo vedere. Questo significava lasciar perdere cosa dicono i giornali e la tv, iniziare a leggere le storie di quelli che ci sono già stati e soprattutto cercare di imparare del fardello che porta il Medio Oriente.

La Giordania è un piccolo paese principalmente situato nel deserto, che confina con Israele e Palestina, Siria, Iraq e Arabia Saudita. Avendo sentito questa combinazione di peasi, probabilmente le prime cose che vi vengono in mente sono il petrolio e la guerra, ma innazittutto la guerra. Ma, se io vi dicessi che la Giordania è una specie di Svizzera del Medio Oriente, mi credereste? Appunto, Giordania è in pace con tutti i suoi vicini e là la guerra non esiste. Il popolo, sebbene musulmano, è molto liberale – le donne occidentali possono andare in giro senza l’hijab e nessuno crea problemi.

Israele è quel paese in guerra con la Palestina da quando abbiamo coscienza di noi stessi. Nessuno sa esattamente quale sia il problema, ma si sa che si sparano ogni tanto e allora l’impressione generale è che non si debba andare. Questo è un grave fraintendimento. Sappiamo anche che Gesù è stato croccifisso a Gerusalemme, ma scommetto che tanti non sanno che Gerusalemme è tanto importante per noi cristiani, quanto è importante anche per gli ebrei e i musulmani.

Il nostro viaggio è stato relativamente caotico. Abbiamo volato ad Amman, la capitale della Giordania, da dove siamo partiti per Israele. Dopo 4-5 giorni passati là, siamo tornati in Giordania e abbiamo continuato il nostro giro per questo paese.

Ho scelto di scrivere prima della Giordania (il post successivo sarà dedicato a Israele). A parte che si tratta di un paese molto pacifico, dovreste anche sapere che il visto per entrarci si può comprare in aeroporto o al confine del paese. Quindi, non bisogna andare in ambasciata prima del viaggio, basta solo pagare 40 dinari giordani (circa 50 eur) una volta arrivati nel paese. Per non far sembrare le cose troppo semplici, aggiungo il fatto che il visto che potete comprare in questo modo è quello per il singolo ingresso, il che vuol dire che nel caso usciste dalla Giordania tramite un confine ufficiale e voleste tornare, il visto lo dovreste comprare di nuovo. Perché ho usato l’espressione “un confine ufficiale”? Non dovrebbero essere tutti ufficiali? In relatà no. Tra Giordania e Israele ne esistono due ufficiali (Eilat al sud, Beit She’an al nord) e uno non ufficiale (il ponte di Allenby). Allenby, in pratica, è stato creato per facilitare il passaggio dei palestinesi giordani in Palestina, però se siete un turista internazionale attraverso questo confine potete uscire dalla Giordania e rientrare senza ricevere il timbro nel passaporto. Notate che mentre state uscendo dal paese, in ogni caso, dovete pagare 10 dinari giordani (circa 12 eur) nel caso che abbiate passato più di una notte dentro i confini della Giordania. Inoltre, una volta decisi di rientrare nel paese giordano da Israele, dovete pagare 180 shekel isareliani a testa (circa 40 eur) per uscire dalla terra santa. Ancora una cosa importante che riguarda Allenby: dato che questo confine non è ufficiale, non lo potete usare per entrare la Giordania per la prima volta. In questo caso dovete per forza andare a Eilat o Beit She’an, dove il buon Israele vi chiederà circa 25 eur per uscire dal loro territorio. Una volta entrati in Giordania, potrebbe esservi offerto il cosidetto Jordan Pass che vale credo 75 dinari giordani e copre il prezzo del visto, ingresso a Petra, ingresso al deserto Wadi Rum e ad alcune altre attrazioni di Amman. Avendo in mente che il visto da solo costa 40 dinari giordani e l’ingresso a Petra ne costa 50, concludiamo subito che il Pass sembra essere l’opzione migliore. Il limite applicato sul Jordan Pass è che per averlo non potete rimanere in Giordania meno di 3 notti. Alla fine di questa storia estremamente complicata, quello che dovreste sapere su Israele è che, a causa del fatto che non tutti i paesi del mondo lo riconoscono come un vero paese, il vostro passaporto non viene timbrato quando passate i suoi confini, ma vi danno un fogliettino che testimonia che ci siete entrati ovvero che ne siete usciti. Girando per Israele, è importantissimo avere questo foglio sempre con voi, dato che i documenti vengono continuamente controllati nei vari check point. I cittadini italiani non hanno bisogno del visto per Israele.

Parliamo ora di cosa vedere in Giordania. La prima attrazione che ci aspettava era la sua capitale Amman. Si tratta di una città molto grande (nel 2016 ci abitavano circa 4 milioni di persone, mentre i locali sostengono che nella più vasta zona suburbana ci siano ancora 2 milioni) che a me è piaciuta un sacco e che è stata la mia destinazione preferita del viaggio. Nonostante sia ricchissima di storia (conquistata da Alessandro Magno, governata sia dai romani che dai bizzantini prima dell’era islamica), Amman è piuttosto attraente per la sua atmosfera generale  – la città rappresenta il Medio Oriente in piccolo, con tutte le casette e i palazzi colorati in giallo (che tanto assomiglia al colore del deserto), con le vie affolate attraverso cui le persone corrono in tutte e direzioni e con i mercatini sparsi ovunque, che vendono spezie e dolci.

Originariamente, Amman è stata costruita su 7 colline, ma nel frattempo la città si è allargata e ora ce ne sono più di 20. Naturalmente, dalla cima di ogni collina si possono vedere le colline circostanti per cui ci sono numerosi splendidi punti panoramici sulla città. La più bella vista è di sicuro quella dalla Cittadella di Amman che risale al periodo dei romani e dove si possono vedere i resti delle loro varie costruzioni, come ad esempio, il Tempio di Eracle. Nel complesso della cittadella potete visitare anche il museo dove sono esposti i vari scavi che testimoniano la presenza della vita in queste parti del mondo da più di 10 mila anni. Il ricordo più bello che porto dalla cittadella è quello della vista sulla città durante la preghiera di mezzogiorno di cui vi ho anche lasciato il video sulla mia pagina Facebook.

La seconda più grande attrazione turistica di Amman è il Teatro romano che si trova sotto la cittadella. Situato in una larga piazza dove i giovani di Amman volontariamente passano il tempo, il teatro rappresenta uno dei simboli della città. Si trova a pochi passi dal centro e dalla Grande Moschea di Husseini (Grand Husseini Mosque) che è una delle moschee più grandi ad Amman. Parlando delle moschee, è inevitabile menzionare anche la Moschea di Re Abdullah, inconfondibile per la sua cupola azzurra e bella quanto fuori tanto dentro. Questa è l’unica moschea in cui siamo entrati. Notate che per entrarci dentro bisogna procurarsi e pagare un mantello che vi copra completamente e questa regola vale per entrambi generi.

 

L’esperienza più strana che abbiamo vissuto ad Amman è quella della chiesa che si trova a pochi metri dalla Moschea di Re Abdullah. Passando davanti verso le 20.30 di sera, abbiamo notato che dentro si svolgeva una specie di ceremonia. Essendo incuriositi dalla musica che si sentiva da fuori, abbiamo provato ad entrarci, il che era possibile solo dopo aver assicurato la guardia di essere cristiani. La scena che ci ha aspettato dentro era indimenticabile – i preti che andavano in giro per la stanza portando le icone e suonando piccoli campanelli, circondati dalle eccitatissime persone che cercavano di toccare le icone, e tutto questo con un sottofondo di forte musica. Abbiamo saputo che la stranissima ceremonia era in merito a Maria Vergine, ma a parte questo non siamo riusciti ad ottenere molte informazioni.  La chiesa, guardandola da dentro, sembrava più ortodossa che cattolica, ma non avendo mai visto un evento del genere nè in una chiesa nè nell’altra, siamo rimasti con il forte dubbio che si trattasse di una setta.

Avendo l’albergo nel pieno centro di Amman, siamo riusciti ad esplorare anche i vicoli centrali, visitando i mercatini e il ristorante Hashem che è il più famoso della città. Là, al prezzo di 6 dinari giordani (circa 7,2eur) due persone possono mangiare un piatto arabo completo – fatto da hummus, falafel, baba Ganoush, il caratteristico pane arabo e l’indimenticabile té alla menta. Nonostante Hashem non assomigli ai ristoranti fancy a cui siete abituati (è stremamente modesto, con i tavoli e le sedie fatti di plastica e il tovagliolo di naylon), lo apprezzerete per l’onestà dello staff e la bontà del cibo.

In generale, in Giordania si mangia a prezzi molto bassi, e un discorso simile vale per l’alloggio (su booking.com si trovano alberghi decenti anche al prezzo di 40 euro per due persone). Il problema, però, è il trasporto. Essendo in mezzo al deserto, la Giordania ha poche strade e il trasporto pubblico esiste solo tra le città più importanti ed è senza orario preciso. Questo significa che se decidete di prendere l’autobus da Amman a Petra dovete aspettare ore e ore finchè non si riempie e poi il viaggio dura più di ogni aspettativa. Logicamente, a questo punto uno preferisce di prendere il taxi, ma i prezzi dei taxi sono alti e soprattutto, essendo necessari quasi per ogni spostamento, si accumulano fino a cifre che forse non volete spendere. Il taxi dall’aeroporto alla città di Amman costa 25 dinari giordani (circa 30eur), lo stesso prezzo vale per il viaggio Amman – Mar Morto, dal Mar Morto si va a Petra al prezzo di circa 90 dinari(equivalente a 110 eur), mentre i prezzi della tratta Amman – Aqaba salgono fino a 100 dinari (circa 120eur). Il nostro errore è stato che non ci siamo attrezzati dalle patenti di guida internazionali che sono necessarie  in Giordania – cercate allora di non ripetterlo anche voi… Inoltre, ricordatevi che non potete guidare la stessa macchina in Giordania e Israele, ma dovete noleggiarla separatamante in ogni paese. Tornando ancora una volta ai prezzi dei taxi in Giordania, abbiate in mente anche che i tassisti in generale cercano di dirvi un prezzo che è più alto di quello di mercato, per cui è sempre meglio informarsi prima negli alberghi o parlando con la gente che fa altri mestieri. Altra cosa tipica per i tassisti arabi – durante il viaggio continuano a proporvi dove vi possono accompagnare (tranne alla destinazione dove state andando in quel momento) a prezzo “speciale” fatto solo per voi. Nel caso che non siate interessati, cercate di farglielo capire subito, altrimenti non smettono di rompere. 🙂

La nostra seconda destinazione è stata il Mar Morto – ci volevo andare da sempre, ma non credevo che sarebbe mai successo. Com’è questo miracolo della natura? Il Mar Morto, che in realtà è un lago, è al confine tra la Giordania e la Palestina e la sua altitudine è 400 metri sotto il livello del mare. La salinità di questo mare è talmente alta che, a parte alcuni batteri, non permette la vita. Alcune coste del Mar Morto sono completamente bianche di sale (per cui difficilmente raggiungibili) , mentre le altre sono ricche di fango che si usa per motivi medicali e per produrre cosmetica. Insomma, le spiagge di questo mare non sono le solite a cui siamo abituati, e infatti, in tutta la Giordania esiste solo una spiaggia pubblica (dove l’ingresso costa circa 20 dinari, che è circa 24eur) mentre tutte le altre fanno parte dei vari resort. Il nostro resort era sulla costa settentrionale dove le spiagge non sono bianche. Questo ci ha deluso un po’ ma bisogna ammettere è che la colpa è stata nostra – se ci fossimo informati meglio prima della partenza, avremmo capito che la spiagge bianche si trovano al sud.

La spiaggia del Mar Morto

 

Com’è fare il bagno nel Mar Morto? Regola numero uno – bagnare il viso e gli occhi è assolutamente sconsigliato, visto che possono essere dannegiati dalla troppa concentrazione di sale. Regola numero due – cercate di non avere tagli prima di andare al mare perché altrimenti le ferite vi bruciano da morire. Regola numero tre – entrate in acqua fino all’altezza dei fianchi e mettetevi subito a galleggiare. Questa terza regola ha molto senso dato che l’acqua è talmente densa che anche stare in piedi richiede tanta fatica. È difficile anche nuotare perché l’acqua vi alza sopra il suo livello. La temperatura dell’acqua è molto alta e letteralmente vi sembra di fare il bagno nella zuppa. Lo stesso vale per la temperatura dell’aria nella zona del Mar Morto – praticamente non si respira. L’acqua del mare ha un aspetto molto strano – assomiglia all’olio e dentro si vedono i chicchi di sale, e una volta usciti vi rimangono le macchie bianche ovunque sulla pelle. Il bruciore delle varie zone del corpo capita spesso mentre siete in acqua (anche se non avete tagli) e per questo motivo la gente mediamente non ci rimane più di 10 minuti.

Abbiamo provato anche il fango del Mar Morto. Dicono che si debba spalmare sul tutto il corpo e aspettare finchè non si asciuga perché solo così può produrre effetto. Questa procedura l’ho ripetuta due volte ed è molto divertente, però credo che l’effetto del fango si possa riconoscere solo dopo averlo applicato per un periodo più lungo di due giorni come ho fatto io.

Ciao, sono io 🙂

 

Quello che probabilmente avete già capito è che il Mar Morto non è un mare qualsiasi e che la sua natura non è molto amichevole con gli esseri umani. Per questo motivo, la gente in generale rimane poco sulla spiaggia e poi, per rilassarsi in un ambiente più ospitale, passa alle piscine dei vari resort che si trovano attraverso tutta la costa giordana. I prezzi dei resort partono da circa 75eur a notte per due persone. Da notare è che tutti i resort sono sparsi e non collegati tra di loro, per cui avere una ricca vita notturna è praticamente impossibile. Comunque, gli aberghi di solito organizzano piccoli concerti di band locali dopo cena e una volta anche noi abbiamo partecipato ad una serata del genere. Durante quella serata abbiamo notato che gli arabi amano cantare e ballare. La loro musica è allegra e divertente – in Europa, qualcosa di molto simile si può sentire nei paesi balcani, soprattutto in Bosnia e Serbia.

Mar Morto al tramonto

 

Dopo aver passato 2 giorni sul Mar Morto, la nostra successiva destinazione è stata Petra, una delle sette meraviglie del mondo. Si tratta di una città abbandonata che è stata costruita 2000 anni fa da parte della civiltà dei Nabatei. La città contiene varie costruzioni che risalgono a 2 millenni fa e per cui rimarreste stupiti se qualcuno riuscisse a farle oggi. Per me è incredibile che in un periodo così lontano qualcuno ce l’abbia fatta a creare complicatissimi sistemi per portare l’acqua nel deserto e a costruire castelli e monasteri di altissima precisione nella roccia. Oltre alla bellezza architettonica, il paesaggio di Petra rende questo posto ancora più interessante – praticamente si tratta di deserto con colline rocciose che spuntano da tutti i lati.

Tipico paesaggio di Petra

 

Il monastero dei Nabatei

 

Per una completa visita di Petra dicono che siano necessari tre giorni. Però, per vedere l’80% di tutto quello che questa località offre vi basta un giorno impegnativo. Questo, infatti, era il nostro modo di visitare Petra e ci abbiamo messo circa 6 ore per attraversare tutte le strade che portavano ai punti principali.

L’ingresso per un giorno costa 50 dinari giordani (circa 60eur), quello per due giorni 55, mentre l’ingresso per tre giorni costa 60 dinari. La mia opinione è che se siete un turista senza particolari interessi per archeologia o architettura, un giorno a Petra vi basta.  La città più vicina a Petra si chiama Wadi Musa e là potete trovare gli alberghi a prezzi molto bassi (circa 20 dinari a notte per due persone) e anche i ristoranti dove si mangia bene a prezzi che sono più che accettabili. La vita notturna a Wadi Musa non esiste – come, tra l’altro, anche nella maggior parte della Giordania. Questo è facilmente spiegabile – si tratta di un paese musulmano dove la quotidianità funziona in linea con loro solite abitudini.

La nostra destinazione successiva è stata Aqaba che si trova a 130km da Petra. Aqaba è l’unica città giordana sulla sua strettissima costa del Mar Rosso, da cui si arriva facilmente sia in Arabia Saudita (lontana solo qualche decinaia di chilometri) che in Israele (la città Eilat si trova a 15km da Aqaba), mentre l’Egitto si trova sulla costa oposta e si vede facilmente da qualsiasi spiaggia della città.

Sapendo che si trova al mare e che la sua posizione geografica è così particolare, da Aqaba ci aspettavamo davvero molto. Prima di tutto, volevamo finalmente rilassarci sulla spiaggia dopo la lunga camminata che abbiamo fatto a Petra, però anche il fatto di essere così vicino agli altri paesi contribuiva alla nostra curiosità di esplorare questo posto. Purtroppo, il benvenuto non è stato così piacevole – appena siamo arrivati in albergo, parlando con il receptionist, abbiamo saputo che la spiaggia è solo per i locali, il che voleva dire che le donne non potevano fare il bagno in costume, ma soltanto se eramp completamente coperte. Ovviamente, questa è stata una cosa che non aspettavamo per niente, visto che per i 5 giorni precedenti giravo per le città giordane senza che nessuno mi facesse capire che fosse sbagliato non avere l’hijab. A questo punto, ci hanno spiegato che a 10km dal centro della città si trova la cosidetta South Beach che è adatta ai turisti e dove le donne possono fare il bagno in costume.

Dopo aver passato la sera e la notte in centro ad Aqaba (devo dire che non è un gran che, a parte qualche ristorante carino e la Moschea Hussein bin Ali), di mattina ci siamo trasferiti a South Beach. Il taxi da Aqaba a South Beach costa circa 6 dinari giordani. In questa parte del Mar Rosso c’è la barriera corallina e la spiaggia meridionale è molto famosa per la vasta offerta di possibilità di fare diving e snorkeling, nonostante l’acqua sia abbastanza fredda e ci siano forti correnti. Il problema è che a parte queste due attività non si può fare nient’altro, dato che l’infrastruttura (salvo tre-quattro modesti alberghi) praticamente non esiste. Quindi, fare una passeggiata, uscire di sera, ma anche mangiare una cena decente non è possibile a South Beach, ma è necessario andare a Aqaba. Questo, come potete intuire, complica abbastanza le cose, e infatti, i turisti sono davvero pochi. Io e il mio ragazzo comunque abbiamo trovato il nostro modo di godere la spaggia – io, visto che non sono una grande nuotatrice e che mi raffreddo appena entro in acqua fredda, sono rimasta a prendere il sole, mentre Francesco ha fatto snorkeling con un discreto successo.

South Beach Aqaba

 

L’impressione che mi è rimasta dopo aver visitato la zona di Aqaba e South Beach, ma anche dopo aver visto le altre destinazioni turistiche della Giordania, è che questo paese ha un ottimo potenziale che purtroppo non è sfrutttato quanto potrebbe. Il puro fatto che il trasporto pubblico praticamente non esista, che per mangiare vai in una città, mentre per fare il bagno devi andare in un’altra è un vero peccato e non c’è da stupirsi se la gente sceglie altri paesi per passare le vacanze. Spero comunque che il popolo giordano nei prossimi anni si adoperi in tal senso, visto che la richezza naturale che il loro paese possiede gli potrebbe far guadagnare molti più soldi di quanto ne guadagnino oggi.

L’ultima destinazione del nostro giro per la Giordania è stata il deserto Wadi Rum. Wadi Rum si trova a circa 70km da Aqaba ed è particolare per le sua sabbia rossa (lo chiamano anche “il deserto rosso”), le montagne rocciose che si vedono da tutte le parti e i beduini che ci vivono con le loro capre. A parte loro, nel deserto esiste solo un paesino dove vive esclusivamente la gente che gestisce i campeggi turistici che sono sparsi ovunque a Wadi Rum. In un campeggio del genere anche io e il mio ragazzo abbiamo passato una notte.

Siamo arrivati a Wadi Rum verso le 4 del pomeriggio. Visto che il sole tramontava relativamente presto (verso le 7 di sera), l’unico modo efficiente per vedere le bellezze del deserto era fare un giro con la jeep, che insieme con la cena e la notte in campeggio costava circa 40 dinari giordani a testa. Durante il giro, abbiamo visto varie cose interessanti – il sistema per far arrivare l’acqua, le dune, i canyon e le grotte dove il vecchio popolo dei Nabatei faceva le scritture nella roccia. Nonostante la bellezza di tutte queste piccole attrazioni, la cosa che mi è piaciuta di più è stata il deserto nel suo complesso – il suo paesaggio unico che davvero non è una cosa che si vede ogni giorno.

 

La notte, come vi ho già accennato, l’abbiamo passata nel campeggio che era composto da una decina di tende dentro le quali erano presenti dei veri letti mattrimoniali. Il bagno era comune e, per essere nel mezzo del deserto, abbastanza decente. La tenda centrale era quella dove di sera organizzavano il programma per i turisti (la danza e la musica) e dove tutti insieme mangiavamo sedendoci per terra. Il cibo era fatto in modo tipico per il popolo del deserto – i beduini. Loro, se non lo sapevate, cuociono la carne mettendola in una pentola larga e poi scavando la pentola nella terra per qualche ora, dove grazie al calore della sabbia la carne diventa cotta. Se non l’avessi vista cuocere in questo modo e se non l’avessi assaggiata, non ci avrei mai creduto, ma pare che sia vero. Il gusto è abbastanza buono, forse un pochino più secco di come lo otteniamo cuocendo la carne in casa, però assolutamente accettabile.

Durante la serata nel campeggio, abbiamo conosciuto alcuni turisti dalla Spagna, Germania e Lituania e pareva che tutti loro avessero la stessa nostra impressione della Giordania – benché molto tradizionale, complicata da girare e più cara di come ci aspettavamo, questo paese merita di essere visitato da tutti quelli che vogliono fare i viaggi avventurosi, conoscere il cuore del Medio Oriente e godere i posti che si vedono in poche occasioni.

Vi consiglio di cuore di visitare la Giordania appena ne avete possibilità. Si tratta di un’esperienza unica che a me ha completamente stravolto il modo di pensare sul Medio Oriente, su religione e tradizione, e della vita in generale.

La settimana prossima vi racconterò della nostra esperienza in Israele.

Buona domenica,

Aleksandra

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